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Guardare il piacere

Secondo Apuleio la relazione fra Amore e Psiche è sempre stata complessa. Il casus belli che genera una frequentazione che si snoda nei registri della tragedia e della commedia è il solito. Invidia. Psiche è bella, bellissima. Tanto bella che Venere stessa è preoccupata. Come spesso accade in questi casi la butta in politica e si preoccupa della possibile degenerazione del mondo se si dovesse dividere in due un culto a lei solo dovuto. Grave problema che, già allora, poteva essere risolto amichevolmente con una bella maledizione. Leggi il seguito di questo post »


Stati monete e pedagogia

Nel tempo soffocante che ci uccide, fra climi opprimenti e futuri improbabili cerco, come tutti, lo stregone che ha intuito qualche cosa più degli altri. Non arrivo al punto di credere che ci siano un gruppo di persone che hanno capito veramente come salvarci dalla crisi economica e che sono ostacolati dai mass media e da qualche oscuro complotto pluto massonico, ma comunque mi guardo intorno, come un malato di cancro che cerca il guru, l’angelo, l’ufo che ridoni salute e senso della vita, anche se non necessariamente in quest’ordine. Leggi il seguito di questo post »


Michele Ainis e l’insondabilità dei diritti

Passano le feste ma non arriva la luce. La crisi continua a permeare piovosa la nostra vita e ad aggredire le nostre speranze e il nostro buon umore. Mi hanno fatto riflettere diverse cose in questo periodo, ma mi pare che il mio ragionamentosi stia avvitando in una teoria di mal di pancia per un pensiero comune che mi pare privato del più comune buon senso e della necessaria onestà intellettuale. E non credo che la colpa sia da ricostruire esclusivamente nell’eccesso di spumante e agnello. Paradossale che, con l’invasione dei professori, emergano posizioni che si intorbidano e si segnalano per una prevalenza e preminenza degli aspetti ideologici sulla analisi razionale. Prendo ad esempio un articolo i Michele Ainis pubblicato sull’Espresso del 12 Gennaio 2012. Lo trovate qui

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/meno-armi-e-pi%C3%A3%C2%B9-pensioni/2170922

Cominciamo dalla fine. E spiegherò come, pur essendo d’accordo sulle conclusioni, è necessario essere in disaccordo con lo sviluppo dell’articolo e con la sua struttura di ragionamento. Disonesta intellettualmente e pericolosa. Ainis (o chi per lui) titola “Meno carrarmati e più pensioni”.  Semplice e chiaro. Leggi il seguito di questo post »


Erika e il purgatorio

Erika di Nardo non è una brava ragazza. Proprio per niente. Dieci anni fa, a Novi Ligure, ha massacrato con il suo fidanzatino di allora, sua madre e suo fratellino. Ha dato la colpa a due extracomunitari e si è tradita rievocando il delitto nel colloquio con il suo complice. Intercettazioni, delitti efferati, extracomunitari, intercettazioni. Pare oggi. Poche differenze. Allora nessuno andò a bruciare un campo Rom, anche se le mani prudevano a tanti. La ragazzotta andò in carcere, con il suo fidanzato. Molti psicologi parlarono, i preti completarono, criminologi e sociologi pontificarono. Leggi il seguito di questo post »


Giuliano Ferrara e la morte del cristianesimo

Ancora un togliersi la vita a seminare dubbi e angosce nel mainstream contemporaneo. Lucio Magri che va a morire in Svizzera mette ciascuno di noi davanti alla possibilità di chiudere, con un gesto lucido, la parentesi su questa terra e ai significati che questo porta, sia dal punto di vista personale sia dal punto di vista sociale. Ovviamente i cani si gettano sulla carogna e la usano per i propri scopi polemici. A me non interessa nulla di questa morte. Non conoscevo la persona e non mi colpisce il gesto. Mi colpisce la strumentalizzazione pubblica dei gesti e delle azioni per giustificare ulteriori limitazioni alla libertà individuale. Leggi il seguito di questo post »


Imparare la povertà

Il fosco che ci attende, il ciclo di nuvole che ci ammorba la fantasia e ci uccide il futuro pare non placarsi. Il soffio della crisi sembra portare con sé un certo profumo di morte, di già visto e vissuto, di masse miserabili che tendono la mano al potente per avere in cambio il sostentamento. Sono tempi di crisi e di cambiamento e la cifra della crisi economica si traduce immediatamente in una metafora potente che ci interroga sulla nostra condizione esistenziale. Io non sono in grado, ovviamente, di capire se e quanto vi sia di propaganda nella vulgata della crisi economica. Non so se siano reali i problemi o se siano solo dei trucchi, da parte degli incappucciati, per mangiarsi il mondo, in una manovra di potere che ha pochi uguali nella storia dell’umanità. Da scettico attribuisco poco conto a complotti e a spiegazioni troppo complesse, e tendo a mantenermi basso sulle eccessive circonvoluzioni. Leggi il seguito di questo post »


Roma Brucia … e neanche una lira su cui cantare una canzone

Già. Tempi di fine regime. Piazze piene che scalmanano. Ombrelli, cori, pugnali. Diluvi di parole. Un popolo impavido e glorioso che, coerente con le sue migliori tradizioni, acclama una liberazione donata dall’estero. Ieri dalle truppe angloamericane. Oggi dalle truppe francotedesche. Fine regime e corollari di gerarchi, traditori, repubbliche di Salò, partigiani e nemici da ammazzare. Non fosse tragico sarebbe ridicolo. A me, ovviamente, colpisce il lato ridicolo e l’inconsistente balletto che trova il suo delirio nel tentativo di darsi un aspetto dignitoso, mettere cravatta  e giacca e mostrare al mondo una faccia nuova. Di questi tempi mi colpiscono tre cose. Il primo è la tipicità della lotta di classe all’italiana, il secondo la necessità della ridefinizione del concetto di democrazia e , terzo, la pervasività della tecnica nelle procedure decisionali del postmoderno. Da cui discendono tre correlati pedagogici. Imparare l’autodeterminazione, disimparare un concetto di sovranità nazionale e cucire una relazione nuova fra pedagogia e scienze dell’educazione. Leggi il seguito di questo post »